Corriere della Sera, 13/12/2016

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L’ex manager «esodato» si riscopre fotografo sulle tracce della Formula 1
I segni delle gomme Pirelli nelle foto astratte di Silvano Pupella: una carriera nell’editoria e la svolta a 50 anni, grazie alla sua passione giovanile

di Sergio Bocconi

Solo dopo aver venduto alcune fotografie astratte di «asfalti» a Pirelli e aver partecipato al progetto per il sito corporate di Generali, ha detto: «Forse ce la faccio davvero». Sì, perché Silvano Pupella, 57 anni dei quali gli ultimi sette annoverabili professionalmente sotto la voce «esodato», è ottimista ma fino all’ultimo non rinuncia alla prudenza. E al... «forse». Però canticchia: «Sapessi com’è bello rilanciarsi a Milano...». Per trent’anni ha fatto il manager, poi alla soglia dei 50 si è trovato fuori: dall’azienda, dalla professione e dal «giro». La svolta, all’inizio imprevedibile, arriva dopo svariati tentativi di rientro. Ora interpreta le imprese attraverso l’«occhio» della sua Nikon. Un salto peculiare perché è anche la riconquista di una pagina lontana di storia personale: la fotografia è stata la sua passione di ragazzo.

Ma il semplice «tornare adolescente» con annesso hobby non lo avrebbe portato granché lontano: invece dai tanti anni trascorsi in azienda ha ricevuto la sensibilità «insider» che gli permette di raccontare imprenditori, mestieri e aziende attraverso le immagini. A Pirelli — gruppo che da sempre coltiva un rapporto speciale con l’arte e l’immagine in particolare — ha proposto di raccontare le gomme di Formula 1 in modo diverso: niente su pit stop o quanto è affidato alle cronache sportive. Piuttosto in primo piano i segnali e le tracce lasciate dalle gomme sull’asfalto dei circuiti in tutto il mondo, ciascuno con i colori e segni distintivi. E per Generali la scena di un incidente è rappresentata attraverso oggetti danneggiati.

Idee inconsuete che si sviluppano su set altrettanto inconsueti. Così a Montecarlo, città-circuito, intorno a Pupella che ha l’obiettivo puntato sulla strada si forma un capannello e qualcuno gli domanda se è un ingegnere e se ripara l’asfalto. E quando a Milano, vicino ai binari del tram, rompe con un martello un iPhone per fotografarlo e descrivere così un incidente stradale, un signore si ferma e gli chiede serio: «Ha ricevuto cattive notizie?».
Tutto cominciò nel 1970 con una Kodak instamatic, verrebbe da dire. Ma è vero solo in parte. Pupella, figlio di un libraio che a Milano trasforma in salotto letterario la Rizzoli in Galleria, fa il suo primo passo rilevando nel 1980 la libreria Unione, «tempio» dei remainder ormai fuori moda. Per rilanciarla offre gelati, ospita saggi musicali e concerti, crea una «community» e le idee gli guadagnano nell’85 il «salto» in Pirola. Qui realizza un format di negozi specializzati e la casa editrice lo chiama ai vertici esecutivi. La carriera lo porta poi in De Agostini e Touring Club e nel 1999 è amministratore delegato di Maggioli, dove coordina anche il passaggio generazionale nella famiglia di imprenditori. Nel 2005 va in Utet, acquisita da De Agostini. Si occupa della rete rateale ma quando il canale entra in crisi si trova in breve fuori dall’azienda. E nel 2009 diventa un «esodato».

Avvia consulenze ma si rende conto che il rientro è «mission impossible». Riprende in mano la macchina fotografica, dice, «quasi a scopo terapeutico». Ritrova la passione ma soprattutto condivide l’affinità con il suo interlocutore, l’amministratore delegato o il proprietario dell’azienda. Si capiscono al volo. All’inizio è una sorpresa, oggi Pupella viene «chiamato» perché interpreta impresa e professione grazie al personale mix di fotografo-ex manager.
Nascono così progetti come quello per Mattioli Gioielli: il racconto si svolge attraverso le foto degli operai al lavoro sui manufatti grezzi. Mentre per BPack, che realizza pellicole per vaschette alimentari, il ciclo produttivo diventa una grande e un po’ vintage pellicola fotografica. L’installazione viene prima esposta in una mostra d’arte quindi raggiunge la destinazione finale: l’ingresso dello stabilimento. E poi ci sono i cosmetici rappresentati con i simboli dei valori aziendali. O la brochure istituzionale per la Fondazione Milano, che gestisce quattro scuole civiche (teatro, cinema, musica, interpreti e traduttori). Pupella riprende i ragazzi in azione. «Star vicino ad aspiranti attori e musicisti mi ha dato energia. In fondo condivido la loro voglia di futuro: sono una start-up...».

13 dicembre 2016 | 08:14
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