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Spazio Eventa - Torino, 27 marzo/15 aprile 2014

28-02-2014 11:33

ArtPhotò è lieta di presentare Silvano Pupella.
Il terzo appuntamento di quest’anno, dopo Maurizio Galimberti e Marcella Gallotta è con un fotografo emergente italiano che ha una estrema sensibilità sia nello scatto sia nella tecnica della stampa.
Appassionato di fotografia, fotografa da sempre ma da poco ha deciso di assumere in modo preponderante l’identità di fotografo.
Il brivido dello scatto gli appartiene da molto tempo e come Cartier Bresson ha iniziato cercando l’attimo magico nella sua città: Torino.
Le prime foto realizzate sono per raccontare l’emozione dei paesaggi torinesi ma visti cercando di riappropriarsi di un linguaggio fotografico molto severo e rigoroso.
La fotografia rappresenta così la possibilità di intervenire a tutto tondo nel documentare la realtà di una città che lentamente cambia il proprio volto. Da Torino classica nella vista sul Po ad una città che lascia spazio ai giovani con lo skate, l’obiettivo è sempre quello di ottenere immagini con una resa di toni ricca, neri profondi e contrasti pieni di luce.
La passione per l’immagine ha portato Silvano Pupella ad intervenire sullo specifico fotografico: lo sviluppo, la stampa, il contatto con la camera oscura per ottenere sempre una qualità di altissimo valore artistico. La fotografia non è solo immagine ma un ricco contenitore di sensazioni, emozioni, alimenta che stimola i sensi che va vista, "sentita" e toccata.

Per questo, nel corso degli anni ha cercato materiali, supporti e tecniche di stampa che gli permettessero di esaltare e trasmettere la ricchezza dei sensi contenuti nelle immagini.

Per Pupella la fotografia rappresenta una vera e propria seconda vita alla ricerca di contrasti da svelare e fissare attraverso l'immagine. Iniziano così le sue sperimentazioni di carattere visivo che lui ama definire “il mio caos”.
La città e la vita urbana sono felici rappresentazioni del caos.

“Frammenti Urbani” è il tentativo di fermare la casualità e l’imprevedibilità del rigore e dell’ordine di cui è composto il caos: dettagli di quotidianità urbana fissati nella loro geometria ed espressi attraverso il rigore formale del bianco e nero e della particolare tecnica di stampa ai pigmenti di carbone come per la serie “Sotto il cielo di Torino”.
Il salto verso la sperimentazione informale avviene per Pupella con uno sguardo rivolto a forme astratte e anche influenzato dai grandi della fotografia contemporanea.

“Street Art” e “Inganni” sono infatti una ricerca di “arte urbana involontaria” che si traduce in geometria, colore e materia. Il tentativo di controllare la casualità, come avviene per Nino Migliori con espressioni diverse, per ottenere dei cromatismi che si susseguono in un gioco di letture curiose e coinvolgenti.
“Inganni” è ancora una volta la dimensione di un linguaggio che lascia spazio alle singole interpretazioni. In questo caso la forza della stampa è quella di esaltare le forme con un cromatismo diverso da “Street Art” che lascia spazio alle trasparenze e alla luce.

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